MUSEO PER TUTT* Intervista a Júlia Mayer e Lia Fernandes di Museus para Todos

a cura di Gabriella Rebello Kolandra e Paola Pietronave.

 

Il 2 settembre 2018 un incendio di grandi proporzioni ha colpito il Museu Nacional del Brasile, distruggendo quasi completamente il suo edificio e gran parte della collezione. L’istituzione, che si trova nella città di Rio de Janeiro, versava da parecchio in uno stato di degrado: era priva di un sistema antincendio ed erano presenti segni visibili di decadimento (come muri scrostati e cavi esposti) già da molto tempo prima dell’incidente. Questa condizione era dovuta al fatto che dal 2014 non riceveva più i 520.000 Reais necessari annualmente per la sua manutenzione: questa mancanza di fondi ha compromesso diverse funzioni nel museo, costringendolo addirittura a chiudere temporaneamente nel 2015, poiché mancavano le risorse per pagare il personale addetto alla pulizia e alla sicurezza. Il trasferimento di fondi da parte dello Stato è diminuito sempre di più, fino ad arrivare nel 2018 a una riduzione del 90% rispetto alla somma necessaria per il suo funzionamento. Il museo ha celebrato il suo duecentesimo anniversario nel giugno 2018, due mesi prima dell’incendio, in una situazione di parziale abbandono e senza la presenza di alcun Ministro di Stato.

Incendio al Museu Nacional, 2 settembre 2018. Foto Ricardo Moraes (Reuters).

Il Museu Nacional è un’istituzione pubblica, appartenente all’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ) e vincolata al ministero dell’educazione brasiliano. È riconosciuta come centro di eccellenza nella ricerca in storia naturale e antropologia in America Latina. Oltre alla parte museale, era presente nell’edificio nel parco della Quinta da Boa Vista (zona ovest della città) una parte dedicata alla ricerca, una biblioteca, laboratori e aule.

I danni alla collezione sono stati ingenti: si ritiene che la parte relativa alle lingue indigene sia andata completamente distrutta, inclusi i canti in lingue estinte e gli archivi di Curt Nimuendajú (documenti, foto, negativi, la mappa etnico-storico-linguistica originale che localizzava tutti i gruppi etnici in Brasile e che costituiva l’unico registro esistente dal 1945). L’incendio ha distrutto anche la collezione di migliaia di manufatti indigeni provenienti dalla cultura indo-americana precolombiana del Paese, così come oggetti provenienti da comunità indigene contemporanee.

La mattina dopo l’incendio sono accorsi lavoratrici e lavoratori del museo, tecnici e studentesse e studenti di diversi corsi, istituti e università, soprattutto pubblici, spinti da un sentimento di lutto e rabbia condiviso, per farsi forza di fronte alla inestimabile perdita e manifestare contro il degrado e la negligenza che imperversa nelle istituzioni pubbliche brasiliane. L’incendio del Museu Nacional non è da considerarsi come un fatto unico o un’eccezione: questa condizione di degrado e decadimento, che prende il nome di sucateamento, è davvero pervasiva e sono numerose le istituzioni pubbliche che hanno subito incendi o sono state costrette a chiudere a causa della mancanza di fondi, sostegno, cura e manutenzione da parte del governo brasiliano. Si tratta di un’operazione non dichiarata ma sistematica, che porta il settore pubblico al suo smantellamento, per condurre infine alla sua privatizzazione.

“O sucateamento da educação pública e de qualidade é um projeto! Educação não é mercadoria, é direito!”, fonte: profilo twitter Erika Kokay.

È in questo contesto estenuante che sono nate Museus para Todos e Museus na Luta. La prima è un’organizzazione degli studenti di Museologia dell’Università UNIRIO a Rio de Janeiro, la seconda dei lavoratori dei musei, che si sono riuniti per denunciare la situazione e mettere in moto un movimento di cura e tutela di queste istituzioni, riportandole all’attenzione della cittadinanza come bene comune da difendere, e per parlare dei diritti dei cittadini e del settore pubblico che va difeso e protetto.

Abbiamo incontrato Júlia Mayer de Araujo e Lia Fernandes Peixinho, studentesse di Museologia che appartengono a Museus para Todos, e ci hanno raccontato delle rivendicazioni che hanno portato avanti con il movimento e delle azioni fatte per tutelare i musei e attualizzare la museologia alle complesse necessità del contemporaneo.

Museu Nacional come simbolo di lotta. Courtesy of Gabriella R. Kolandra e Paola Pietronave.

Gabriella Rebello Kolandra e Paola Pietronave: Ci piacerebbe cominciare la nostra conversazione con Museus para Todos per capire un po’ di più cos’è oggi la Museologia e come si sono articolati i vari movimenti in risposta al tentativo di privatizzazione del Museu Nacional dopo l’incendio.

Lia Fernandes Peixinho: Quando ci ritroviamo a parlare di Museus para Todos, partiamo sempre dall’incendio al Museu Nacional. Il Brasile soffre da molto tempo della trascuratezza della cultura e del patrimonio storico, con una mancanza di informazioni riguardo a cosa dev’essere fatto per preservare ciò che si trova nei musei e nelle istituzioni, che, in realtà, sono nate proprio per prendersi cura della storia del Paese. Il corso di museologia dell’università UNIRIO (Rio de Janeiro) è stato il primo in Brasile e attualmente il direttore è Ivan Coelho, una persona molto attiva nella lotta per la riparazione di questa condizione storica del paese. In questo corso siamo sempre attente a quale posizione prendere riguardo a queste questioni.

Julia Mayer de Araujo: Domenica 2 Settembre 2018, ha avuto luogo l’incendio al Museo Nazionale (Museu Nacional) del Brasile. Sono state immediatamente organizzate assemblee e manifestazioni, con la partecipazione di molti studenti, professori e tecnici. Molti studenti si sono uniti lì, in quel momento, per pensare a come organizzarsi in risposta a quanto stava accadendo. All’interno del corso di Museologia una collega ha trovato un riferimento, una pagina social creata per mostrare e combattere la trascuratezza del patrimonio culturale nel contesto francese, fornendoci l’ispirazione per creare un movimento che, attraverso i social, potesse divulgare informazioni sul tema e mettersi in dialogo con persone anche esterne all’ambito accademico. In quel momento è nato il movimento Museus para Todos, da una doppia rivendicazione: eravamo consapevoli del nostro potenziale e dell’importanza della nostra posizione, ma allo stesso tempo ci rendevamo conto del fatto che molte persone non avessero alcuna conoscenza della museologia. Per far in modo che la nostra voce potesse essere ascoltata, ci rendevamo conto della necessità di presentarci come persone che avevano un peso all’interno di un dibattito di questo genere. I cartelli che portavamo alle manifestazioni contenevano scritte come “Museologia esiste e resiste”, per ribadire e rafforzare la nostra esistenza.

Frame documentario “Resgates”, 2019. Produzione: Coordenadoria de Comunicação Social (Coordcom) UFRJ.

Gabriella e Paola: Qual è la situazione attuale del Museo Nazionale e del corso di Museologia?

Julia: In Brasile ha luogo, con cadenza annuale, un incontro nazionale degli studenti di Museologia, l’ENEMU, che si svolge ogni volta in un’università diversa del Brasile e, nel Novembre del 2019, si è tenuto qui all’UNIRIO. Grazie a questo evento siamo riuscite a organizzare una visita al Museu Nacional (completamente inaccessibile da quando è avvenuto l’incendio e in pieno processo di recupero della collezione). Con un accurato lavoro di archeologia all’interno degli ambienti del museo, il team è riuscito a recuperare una quantità considerevole di oggetti della collezione nonostante le prospettive iniziali facessero presagire il contrario. C’è una possibilità che il Museo riapra nel 2022: i lavori non sono ancora iniziati, ma sono pronti per essere avviati. Il settore educativo continua a funzionare attraverso i social, dimostrando che il Museo va oltre il museo in sé: è anche ricerca, educazione e molte altre cose. In questo modo, il Museu Nacional è diventato più visibile di prima e le persone sono sempre più informate sui suoi eventi e proposte. Un museo dovrebbe sempre rendere manifesto che ciò che propone non è “l’unica verità possibile” e questa è una delle idee che ha fatto nascere il movimento Museus para Todos.

Lia: è un movimento che, nella sua primissima fase, quando è stato creato, era molto attivo. Tutti noi membri ci trascorrevamo più tempo possibile, con entusiasmo e voglia di fare. Noi studenti, siamo stati supportati dai professori, perché molte volte, soprattutto all’inizio, c’era bisogno di assentarsi dalle lezioni per partecipare alle manifestazioni o altri eventi.

Con il tempo Museus para Todos ha iniziato ad assestarsi, cercando di scoprire cosa, di fatto, era. Non volevamo si trasformasse in un movimento di piazza per il quale fosse sempre necessario creare manifestazioni in strada, perché questo è un segno che qualcosa non sta andando nel verso giusto. MPT si è poi costituito come movimento e questo ha portato a molti cambiamenti interni: prima, anche se questi dibattiti avevano luogo dentro le aule dell’università, noi studenti non riuscivamo a comunicare con gli altri con la stessa forza di adesso. Prima la museologia non aveva un centro accademico, con MPT siamo riusciti ad ottenere un direttorio e altri diritti. Abbiamo realizzato seminari, lezioni aperte per raccontare ciò che intendevamo rivendicare a persone non inserite nel contesto universitario, circoli per il dibattito interno… abbiamo trovato modalità per comunicare con alcuni funzionari pubblici dell’IBRAM e con altri lavoratori dei musei. Questo è stato molto positivo per noi studenti, perché qui a Rio de Janeiro ci sono molti musei, quindi è stato un modo per entrare in contatto diretto con loro e fare rete. È accaduto spesso che questi funzionari cercassero Museus para Todos per parlare di situazioni specifiche che stavano accadendo all’interno dei musei, o di situazioni interne al contesto dell’IBRAM, e per chiedere il nostro supporto. Spesso abbiamo prodotto testi di denuncia, o ci siamo esposti supportando alcune cause. L’organizzazione di MPT è molto specifica sul tema museale, puntuale, attenta e precisa, non passiamo il tempo a scrivere  post o a ricondividere notizie, quello che si cerca davvero di fare è alimentare il dibattito sulla democratizzazione dei musei e la difesa della cultura a Rio de Janeiro.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Gabriella e Paola: Si sta creando un archivio di Museus para Todos?

Julia: Il processo di documentazione e archiviazione ufficiale non è ancora iniziato, ma con Ivan Coelho (professore e direttore di UNIRIO e coordinatore del Nucleo di Memoria della Museologia) intendiamo metterlo in atto a breve. Abbiamo stilato un manifesto, che chiarisce le nostre intenzioni, e che è un buon punto di partenza per la creazione dell’archivio. Il Seminario Brasiliano di Museologia del 2019 è stata l’occasione per fare il punto della situazione. In questo momento le email sono uno strumento molto importante, come una traccia di tutto ciò a cui abbiamo preso e prendiamo parte.

Gabriella e Paola: La tavola rotonda di Santiago del Cile, nel 1972, è un evento che ha segnato la storia della Museologia, soprattutto quando si parla di America Latina. Qual è la sua importanza?

Lia: In realtà, eventi come la tavola rotonda di Santiago, che sicuramente sono stati molto importanti per la storia della museologia, sono parte di processi molto lunghi, che vedono la partecipazione attiva di molte persone. Non possiamo leggerli come fatti isolati nella storia, sarebbe un errore. La professoressa e museologa Luciana Souza ha problematizzato il significato che viene attribuito al concetto di “tavola rotonda”, proponendo un aggiornamento delle modalità che usiamo per interpretare questi eventi, spesso definiti come “eventi puntuali”, ma che in realtà  di “puntuale” non hanno nulla: sono processi di cui molte parti restano occulte e nascoste.

Julia: Il risultato di questi processi, culminati nella tavola rotonda, ha portato a sviluppi molto importanti per la Museologia, come per esempio la definizione di Museo Integrale, che induce una riflessione sul contesto in cui un museo è inserito. La tavola ha anche rafforzato l’idea che i musei siano luoghi educativi, di ricerca, che devono tenere aperte le loro porte per accogliere tutte le persone. Ha anche definito alcune nuove tipologie di museo (come l’Ecomuseo) e si è aperta a nuove narrazioni: i diritti dei popoli indigeni, le testimonianze diasporiche e di tutte le minoranze marginalizzate nel corso della storia. La Museologia Sociale ha avuto come predecessore importante la tavola rotonda del 1972.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Gabriella e Paola: Qual è lo stato del dibattito sulla museologia in Brasile e il rapporto con le istituzioni?

Lia: Quando penso alla storia della Museologia e al museo come istituzione, considerando che abbiamo studiato tutta la sua storia, mi rendo conto che il Brasile è un paese avanti in questo senso. Il dibattito ha bisogno ancora di molte migliorie, sicuramente, però qui in genere il museo accompagna il ritmo della società e, in questo modo, diventa il suo specchio: nello stesso tempo in cui i dibattiti emergono, trovano posto anche dentro al museo.

In generale è questo che qui sta accadendo ed è un traguardo molto positivo, perché è vero che i dibattiti ci sono sempre stati, ma poche volte nella storia sono stati abbracciati dalle istituzioni.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Gabriella e Paola: E queste istituzioni che abbracciano le istanze sollevate dal dibattito sulla museologia, come possono ripensare il loro stesso ruolo e la loro funzione?

Lia: Per alcune tipologie ciò diventa molto più evidente, più accentuato rispetto ad altre: per esempio, un museo storico potrebbe semplicemente scegliere di mostrare un quadro, evidenziando quali aspetti fanno sì che quel quadro appartenga a un movimento piuttosto che un altro, altrimenti può utilizzare un’opera storica per dialogare su questioni contemporanee, far riferimento a un artista specifico, ecc.

Questa necessità di partire da un oggetto per parlare di un contesto più ampio e far sì che il museo partecipi ai dibattiti della società è molto più presente oggi, è una coscienza che trova posto in tante istituzioni. Parlo chiaramente in maniera generale, poiché non succede in tutti, anzi, accade spesso che solo i settori educativi si occupino di questi temi. Altri musei, che non sono quelli tradizionali, nascono da intenti e richieste molto chiare. Per esempio, io collaboro con uno qui a Rio de Janeiro, il Museu das Remoções* (Museo delle Rimozioni) [ì] della Vila Autodromo, una comunità stabilita negli Anni Sessanta. Chi ha ideato, costruito e porta avanti il museo sono gli abitanti di questa comunità, che è stata sgomberata in occasione dei lavori per le Olimpiadi a Rio. Nello stesso luogo è stato realizzato un museo all’aperto, quindi per me di fronte a questi avvenimenti diventa chiaro capire cosa è una istituzione museale. Per quei residenti, che non avevano accesso ai dibattiti “museologici”, non è stato difficile credere di poter fare un museo, anzi: ci hanno creduto e lo hanno fatto. La museologia in generale, come tutti questi processi che stanno avvenendo in America Latina, ma anche nel mondo, è sempre più connessa con la società, con le persone. Questo è un punto importante della museologia: uno dei principali traguardi ottenuti non sono stati i nuovi tipi di musei, ma la consapevolezza del fatto che l’istituzione museale non è come un portagioie, dove metti solo quello che vuoi. Il museo riflette i dibattiti e gli argomenti urgenti, e quando ciò non accade c’è sempre una rivendicazione.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Gabriella e Paola: Prendendo come esempio il Reina Sofia, che è stato tra i primi musei europei a risemantizzare le opere che contiene e il loro display, cosa pensate di un museo che cerca di ripensare il suo passato coloniale, con l’obiettivo di problematizzarlo?

Julia: Una Museologia che non serve per la vita, non serve a niente.

Il museo ha bisogno di mettersi in dialogo con il contesto nel quale è inserito.

Io, in particolare, credo molto nella necessità di un’educazione museale (una cosa molto discussa, se esista o meno), però per esempio in Brasile esiste una Politica Nazionale di Educazione nei Musei – la PNEM. È un documento che contiene le direttrici per l’educazione museale, stabilendo che questa non dovrebbe essere fatta solo dai settori educativi, ma dal museo intero, come se fosse un unico organismo. L’educativo dovrebbe essere solo una scintilla per tutto il museo, per potersi adattare a questi nuovi rapporti con la società e non solo, anche rispetto a chi lavora dentro il museo e non fa parte della museologia direttamente, come per esempio il personale addetto alla sicurezza, alla pulizia, alla manutenzione, ecc. Spesso le persone che lavorano nelle istituzioni non sono a conoscenza di queste linee guida, ed è necessario che esista un coinvolgimento attivo per un cambiamento effettivo.

Il Museo Storico Nazionale (Museu Histórico Nacional) è stato fondato cento anni dopo l’indipendenza del Brasile, e si trova nel centro di Rio de Janeiro, a quel tempo capitale. È un museo molto conservatore: ha in mostra la storia egemonica del Brasile, con uno sguardo sui popoli indigeni, per esempio, che è completamente colonizzatore. Il settore educativo però è abbastanza attivo, quindi adesso stanno cominciando ad aggiungere elementi contemporanei e a creare momenti di dialogo con il pubblico riguardo temi attuali, per cercare di ripensare ciò che viene esposto all’interno del museo.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Lia: In Brasile il settore educativo dei musei ha un ruolo molto importante. Normalmente parte da loro la scintilla per far sì che si attuino cambiamenti nell’istituzione, ma è evidente che questi cambiamenti sono più interessanti e profondi quando non partono solo da un settore ma anche dalla direzione, comprendendo poi tutto il museo. Se il cambiamento strutturale di musei con un passato coloniale dipende esclusivamente dalla parte educativa si viene a creare una situazione problematica, poiché molte volte non è presa seriamente in considerazione nella struttura del museo, altre volte non esiste neanche.

Tuttavia penso che sia molto possibile che il cambiamento avvenga anche in altri modi, per esempio qui in Brasile ci sono molti ricercatori e lavoratori dei musei che si dedicano a ricerche nell’ambito decoloniale, quindi vengono presentate spesso proposte di cambiamento di certi paradigmi.

Credo che il fatto di dare spazio a questi lavoratori, che portano avanti le loro ricerche in parallelo all’attività museale, si riflettano nell’istituzione e nella forma che assume la sua struttura.

Ritengo che questo sia anche una delle modalità di generare cambiamenti interni, che sono lenti, ovviamente, ma accadono: queste proposte non sono mai isolate, innescano sempre azioni o congiunzioni interne.

Nel 2020 l’ICOFOM (International Committee for Museology) sta discutendo di azioni comunitarie e di decolonizzazione, con Bruno Brulon come presidente. Questo è sicuramente un punto molto importante, perché evidenzia uno sviluppo nel dibattito sul ruolo dei musei nel mondo. Decolonizzare non significa solo teorizzare, ma anche mettere in pratica.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Gabriella e Paola: Un museo è un archivio di storia, un creatore di narrazioni e non è un luogo neutro, nemmeno rispetto alla posizione economica che prende: se chi ci lavora rischia di venire sfruttato o non giustamente retribuito, se i biglietti hanno un costo che molti non si possono permettere, ad esempio, quando prendere certe posizioni è solo retorico e quando invece è autentico ed efficace? In Europa, in questo momento, fa comodo in un certo senso prendere una posizione che critichi il suo “passato” coloniale . Sarebbe bello però che ci fosse davvero una coscienza che obblighi a tutelare le persone che lavorano all’interno dei musei, che studiano e fanno ricerca e a tenere in considerazione tutte quelle persone che non fanno parte di una élite economica o culturale, per far sì che una tale presa di posizione diventi efficace.

Esistono differenze tra un museo “per tutti” e un museo pubblico? Un museo privato potrebbe mai essere un museo per tutti?

Lia: È ovvio che non vogliamo che i musei pubblici vengano privatizzati, perché in Brasile privatizzazione significa chiusura. Purtroppo la privatizzazione viene presentata come un miglioramento attraverso investimenti finanziari, ma ciò che di fatto succede è che molte persone perdono l’accesso all’istituzione. Quando parliamo di musei privati, io penso che abbiano il potenziale per essere di tutti: dipende da come si posizionano, da come si rappresentano, da come costruiscono le loro esposizioni, le loro narrative e la collezione. Ma non solo, soprattutto a come rispondono a questioni pratiche come il fatto che gran parte della popolazione non riesca a pagare un biglietto di 15 Reais. Anche questo fa parte delle priorità che un museo dovrebbe prendere in considerazione.

In realtà la nostra rivendicazione per far sì che i musei continuino a essere pubblici è esattamente per il significato che la privatizzazione ha in Brasile, ovvero privatizzare per escludere e diminuire l’accesso delle persone all’istituzione: è esattamente ciò che non vogliamo.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

Júlia Mayer de Araujo è una studentessa di Museologia presso l’Universidade Federal do Estado do Rio de Janeiro (UNIRIO). Attualmente è assistente al corso di Museologia ed Educazione e svolge diverse ricerche nell’ambito dell’educazione museale e della divulgazione scientifica.

Lia Fernandes Peixinho è una studentessa di Museologia presso l’Univesidade Federal do Estado do Rio de Janeiro (UNIRIO). Attualmente è volontaria nel gruppo di ricerca MEI – Museologia Experimental e Imagem (UNIRIO), nel progetto A fronteira na história da Antropologia (MAST) e collaboratrice nel Museu das Remoções di Rio de Janeiro.

Gabriella Rebello Kolandra è una studentessa brasiliana, attualmente vive e lavora a Milano. Laureata in Architettura e Urbanistica presso l’Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ), sta frequentando il biennio specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA. La sua ricerca si interessa allo spazio urbano come campo di sperimentazione politica e alla produzione di contro-narrative attraverso progetti collaborativi.

Paola Pietronave è un’artista interessata a processi di ricerca transdisciplinari, a progetti collaborativi e all’utilizzo del ruolo curatoriale come pratica artistica. Laureata in Psicologia, e poi diplomata all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, frequenta attualmente il biennio specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali presso la NABA di Milano.

Museus para Todos, immagini dalle pagine social del movimento. Courtesy Museus para Todos.

[i] Sul Museu das Remoções. Nel 2016 la città di Rio de Janeiro è stata sede delle Olimpiadi e, in questa occasione, sono state sgomberate dalle loro abitazioni circa 77.200 persone, tra il 2009 e il 2015: ciò è quanto emerge dai dati presentati dal Comune a luglio 2015, ma questo numero è aumentato nel periodo precedente alla realizzazione dell’evento. Progetti di ristrutturazione urbana e costruzioni ‘spettacolari’ hanno invaso la città e sono stati usati come giustificazione per lo sgombero di queste persone: in due anni e mezzo a Vila Autodromo sono state sgomberate centinaia di famiglie, solo venti famiglie sono riuscite a rimanere.

 

Museus para Todos è presente su vari social, dai quali provengono molte immagini qui pubblicate. #museologiaresiste

 

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