Quelle che siamo state e che sempre saremo: storiche

Che relazione sussiste tra la pandemia globalmente diffusa, l’elezione in Cile di Macarena Santelices Caña (UDI) come Ministra della Donna e dell’Equità di Genere e le manifestazioni esplose il 18 maggio a El Bosque, un quartiere popolare della capitale cilena?

La dissonanza tra questi eventi, che a un ritmo incalzante fanno seguito alla rivolta sociale iniziata a ottobre scorso, hanno sprofondato l’intera popolazione in una crisi en abyme: una crisi nella crisi, un abisso perpetuo. La non congruenza tra l’urgenza delle richieste della società civile e il programma di Sebastian Piñera esprime la volontà di farla finita con un sistema in tilt che non detiene più nessun controllo, che non vede, non sente, non parla, ma agisce conscio di un consenso ereditato dal periodo post-dittatura.

Un graffito anonimo delle rivolte dello scorso ottobre recita:

“El neoliberalismo nace y muere en Chile” [i]

Che così sia.

Lastesis, performance pubblica e collettiva “Un violador en tu camino” (Uno stupratore sul tuo cammino), 2019/2020, Valparaíso, Cile.

Molte delle tensioni contemporanee, di cui siamo stati e continuiamo ad essere spettatori, procedono dalla violenta rottura storica provocata dall’instaurazione della dittatura civico-militare guidata da Augusto Pinochet per diciassette lunghi anni (1973-1990). Importanti vestigia di questo passato hanno modellato la struttura sociale, economica e politica del paese negli ultimi 50 anni (ca.).

Tra le più importanti, vi è il sistema economico basato sulla sacrosanta trinità neoliberale: liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione, il cui obiettivo è quello di “ridurre al minimo il ruolo dello Stato, concedere la libertà degli affari in balia della misericordiosa deregolamentazione e rendere la spesa sociale pressoché nulla” [ii].

Nel 1978, le terre che appartenevano alla popolazione mapuche sono state trasferite a domini privati. Si tratta di una questione che continua ad animare la lotta mapuche per proteggere e recuperare le proprie terre. Oggi i/le mapuche sono perseguitati/e, repressi/e e assassinat/e, ai sensi della legge Antiterrorista, istituita nel 1984, durante la dittatura e in seguito alle mobilitazioni sociali esplose nel 1983. Prima di questa data, la sanità, l’istruzione, l’abitazione, il sistema delle pensioni e la protezione sociale vengono privatizzate, trasformandosi così da un diritto in un privilegio.

Delight Lab, Camillo Catrillanca, intervento 2018, Santiago del Cile. Courtesy Delight Lab.

L’altra importante eredità lasciata dalla dittatura è di ordine politico e riguarda la Costituzione, entrata in vigore nel 1980 con il fine di istituzionalizzare il modello economico neoliberale e distruggere il potere storico dei partiti politici di sinistra e del movimento sindacale.

Questo 26 aprile si sarebbe dovuto svolgere il Plebiscito Nazionale per la riscrittura del suo testo, rinviato ad ottobre a causa dell’emergenza sanitaria.

Il periodo storico che abbiamo brevemente evocato rappresenta per molti un momento chiave della propria vita, mentre le nuove generazioni – nate nel periodo post-dittatoriale – si scontrano con un passato che è vittima di un’amnesia e che lascia ancora segni e contraddizioni. Il suo fantasma è stato ben mascherato nel paesaggio artificiale della cosiddetta Trancición [iii] (Transizione) con il governo della Concertación [iv]. Nascondere e omogeneizzare le voci dissidenti a favore di una falsa prudenza è stato il programma strategico adottato: “Giustizia per quanto possibile, conciliando la virtù della giustizia con la virtù della prudenza”, ha dichiarato Patricio Aylwin Azócar. Un consenso che è stato ottenuto piegando la società alle leggi del mercato e del consumo.

Delight Lab, Hambre, interventi su Edificio Telefónica, 18 maggio, Santiago del Cile. Courtesy Delight Lab.

La lotta per la verità e la giustizia permane in uno spazio puramente simbolico e la violenza delle politiche statali è tuttora in atto.

La crisi sociale esplosa ad ottobre segue una cronologia che si può far risalire fino alle mobilitazioni studentesche del 2006 – la cosiddetta Revolución Pingüina. Come vertice di un risveglio, queste rivolte hanno in qualche modo riattivato le possibilità di trasformazione degli orizzonti collettivi del sociale, sfidando l’egemonia neoliberale e puntando il dito contro le sue strutture essenziali, prima fra tutte l’educazione.

Vista aerea di No + Lucro, creato dagli studenti UDeC, Concepción, 2011.

La rivolta di ottobre del 2019 si dispiega, come quelle che l’hanno preceduta, con un’operazione concreta nella vita quotidiana e contro una scarsa qualità di vita, l’indebitamento, le contraddizioni tra modernizzazione capitalista e modernizzazione sociale, generando la prima una precarizzazione della seconda.

Le molteplici richieste si sono intersecate con altre che provengono dai movimenti femministi e del dissenso sessuale, che negli ultimi tempi hanno fatto sentire la propria voce, difendendo il femminismo come possibile alternativa politica contro ogni tipo di oppressione (di classe, etnica, di sesso e di genere).

Contro questa cultura della depredazione e della devalutazione della vita proponiamo un testo, per noi importante, scritto un mese dopo la Giornata Internazionale della donna, l’8 marzo 2020. Questo testo è stato inizialmente pubblicato in spagnolo sulla rivista Lobo Suelto il 9 aprile 2020 [v]. Consigliamo anche la lettura della lettera del Comitato Internazionale della Coordinadora Feminista 8 de Marzo pubblicata su Connessioni Precarie il 18 maggio 2020.

Lastesis, performance pubblica e collettiva “Un violador en tu camino” (Uno stupratore sul tuo cammino), 2019/2020, Valparaíso, Cile.

L’introduzione e la traduzione a Lucha feminista en tiempos de pandemia di Javiera Manzi e Alondra Carrillo V., portavoci del movimento Coordinadora Feminista 8 de Marzo di Santiago del Cile, sono a cura di Roberta Garieri. Il testo è uscito in inglese su Jacobin, Chile’s Feminist Revolt Continues in Lockdown.

La sua pubblicazione coincide e intende costituire un’ulteriore contributo al precongresso Eco/Logiche Politiche, saperi, corpi e soggettività nel tempo della crisi ambientale, tenutosi il 28 maggio e organizzato dalla rivista Millepiani con Tiziana Villani, in collaborazione con Hot Potatoes, OperaViva e l’Archivio Primo Moroni, Cox 18.

Vista aerea della manifestazione femminista, 8M, Santiago del Cile, 2020, courtesy Javiera Manzi e Alondra Carrillo V. Coordinadora Feminista 8M.

 

“Las que fuimos y que siempre somos: Históricas

Chiamata dal Cile ad un’alternativa internazionalista

* portavoce Coordinadora Feminista 8M, Santiago del Cile

 

È trascorso poco più di un mese da quando ci siamo sollevate in uno sciopero generale femminista. Eravamo due milioni traboccando dal grande viale – la Alameda – dalle strade adiacenti al centro di Santiago, così come dal progetto di un’autorità governativa a cui non avremmo più chiesto il permesso.  

Sapevamo che quella giornata sarebbe stata storica, che saremmo state tante, ovunque e alzando la voce contro il terrorismo di Stato, la precarizzazione delle nostre vite e la violenza che ci colpisce ogni giorno. Così è stato. Quella domenica mattina, eravamo così tante che né i media né il governo hanno saputo contarci, così tante che hanno sottostimato quante eravamo. Nonostante questo, abbiamo mantenuto la certezza che fuimos más (eravamo più) e che la rivolta di ottobre era in atto nella lotta femminista.

Coordinadora Feminista 8M, Todas a la calle ¡la huelga general VA!

Una crisi nella crisi

Trascorse tre settimane, Sebastian Piñera è stato fotografato in Plaza de la Dignidad, il cuore pulsante delle proteste iniziate il 18 ottobre 2019. In qualche modo, quest’immagine voleva esprimere il recupero dell’autorità presidenziale, dichiarando che il governo sta tornando a governare. Tuttavia, l’emergenza Covid-19 se da un lato ha ridotto radicalmente le nostre proteste, dall’altro ha svelato quanto fragile sia la restaurata “autorità” di quest’amministrazione.

Di fronte a questo cambiamento improvviso, è difficile evocare l’intensità della vicinanza che abbiamo vissuto l’8 marzo. Che cosa è successo a quell’energia collettiva? Dove è finito quell’impulso, quella fiducia e quel desiderio di trasformazione radicale delle nostre vite?

Dalla potenza e il continuo sfiorarsi dei nostri corpi nelle strade, ci ritroviamo ora a vivere in modo frammentato, ma solo in apparenza divise. Il rifiuto del governo di attuare una politica di quarantena con condizioni minime di dignità, ha portato a considerare questa misura come il privilegio di pochi. Non sono state attivate disposizioni economiche o di emergenza per la popolazione, la maggior parte della quale non può permettersi di rimanere a casa.  La quarantena si è rivelata così un privilegio, così come lo sono stati i diritti sociali in generale durante questi ultimi trent’anni di transizione neoliberale.

Anche se può sembrare che la crisi sanitaria abbia limitato molti di noi entro le mura domestiche, mettendo in pausa il mondo, in realtà il tempo non si è fermato e la nostra lotta continua sotto la superficie. Mentre coloro che ci governano godono momentaneamente il loro restaurato senso di autorità, il processo in cui ci siamo trovate da ottobre 2019 è vivo nella nostra rabbia, nei nostri desideri, nelle nostre richieste, nelle nostre reti e cospirazioni silenziose.

Women protest as part of the International Women’s Day at Plaza Baquedano on March 8, 2020 in Santiago, Chile. Gaston Brito Miserocchi, Getty Images.

In Cile, la pandemia subentra nel contesto dello stato di eccezione che viviamo da ottobre. La risposta del governo alla rivolta trasversale ha preso una sola forma: la brutalità della polizia e la sistematica violazione dei diritti umani. Queste violazioni sono state attuate tramite mutilazioni (con oltre 450 lesioni oculari documentate), tortura, violenza sessuale, prigionia politica, rapimenti, omicidi e sparizioni.

Stiamo vivendo questa pandemia in condizioni uniche. La rivolta ancora risuona e rifiuta di essere consegnata alla storia. Sappiamo che la distanza fisica della quarantena non può diventare isolamento politico e paralisi, soprattutto quando compagni e compagne sono prigionieri politici e quando le autorità hanno nuovamente risposto a questa crisi attuando coprifuoco militarizzato in diverse città del nostro paese.

Dato che non siamo in pausa e la vita, così come la politica, continuano è importante chiedersi: come uscire da questa paralisi senza rafforzare l’autoritarismo, la violenza patriarcale e razzista?

Vista aerea della manifestazione femminista, 8M, Santiago del Cile, 2020, courtesy Javiera Manzi e Alondra Carrillo V. Coordinadora Feminista 8M.

Politiche della vicinanza

È questa la prospettiva nella quale abbiamo indirizzato le nostre energie. Dopo la prima settimana di emergenza sanitaria nazionale, abbiamo proposto un “Piano di Emergenza Femminista” in risposta alle nostre condizioni collettive e come invito a un’azione collettiva. In collaborazione con altri movimenti, abbiamo incoraggiato huelgas por la vida (scioperi per la vita). Abbiamo anche costituito una rete di sostegno femminista [vi] per far fronte all’esacerbazione della violenza patriarcale durante il confinamento. Questa rete, che mette insieme diversi gruppi femministi, è principalmente orientata alla diffusione d’informazioni su iniziative di base, collettivi femministi e ONG che forniscono supporto alle donne vittime di violenza domestica.

Un altro grande compito che abbiamo assunto è appoggiare le assemblee territoriali che si sono moltiplicate negli ultimi mesi come spazi di mobilitazione, deliberazione politica e rigenerazione del tessuto sociale. In questo contesto, ci siamo rivolte a rendere le assemblee reti di assistenza e supporto reciproco. Le nostre organizzazioni hanno posto la politica della cura in primo piano; sappiamo che questo è fondamentale, così come le altre forme di lavoro a sostegno della vita.

Delight Lab, Humanidad, intervento su Edificio Telefónica, 19 maggio, Santiago del Cile. Cortesy Delight Lab.

Vivere questa pandemia dopo la rivolta apre nuove interrogazioni: come possiamo affrontare in modo efficace queste politiche della morte e della privazione? Come possiamo innalzare le nostre vite e la nostra cura sopra i profitti di pochi? Come possiamo organizzare una risposta che sia al contempo situata e globalmente intrecciata a partire dalla potenza internazionale dello sciopero femminista? Come, infine, possiamo mettere in atto le nostre forze in queste circostanze?

È chiaro che non esistono risposte definitive a queste domande. Per noi, si tratta di riconoscere che, in questo scenario incerto, possiamo confidare nella conoscenza derivata dalla nostra storia collettiva e dalla nostra memoria di lotta, così come in ciò che abbiamo costruito insieme finora.

Siamo, come poche volte nella storia recente, di fronte ad una crisi globale che ci unisce in un’esperienza condivisa. L’8 marzo ha visto ondate di sciopero in tutto il mondo. Ora, siamo di nuovo di fronte a un momento storico che impone una risposta collettiva. Come forza internazionalista, il movimento femminista deve servire sia da trincea sia da fortificazione contro l’avanzata radicale dell’assalto neoliberale. Dobbiamo creare un’alternativa trasformativa.

Quando Sebastián Piñera si è fatto scattare la foto accanto al monumento Baquedano in Plaza de la Dignidad, la piazza era deserta. Non c’erano bandiere nere, né wenufoyes (le bandiere Mapuche), né bandane verdi, né prima linea.

Quello che abbiamo visto, oltre il suo gesto macabro, non sono solo i graffiti che, alle sue spalle, reclamavano le sue dimissioni. A pochi metri da lì, sulla superficie della stessa piazza s’intravedeva ancora una parola che descrive quello che siamo state e quello che siamo sempre quando ci liberiamo.

In grandi lettere dipinte si può ancora leggere: Históricas.

Vista aerea notturna della Plaza de la Dignidad dalla Galleria Cima, 9 marzo 2020.

*Javiera Manzi A. è membra del comitato Coordinadora Feminista 8M, Santiago del Cile.

*Alondra Carrillo V. è membra del comitato Coordinadora Feminista 8M, Santiago del Cile

Coordinadora Feminista 8M, Plan de emergencia Feminista ante las medidas de Piñera – Nuestro cuidado sobre sus ganancias.

L’immagine di miniatura è ripresa dal testo #RenunciaPiñera. Urgent art during the state of emergency in Chile, pubblicato nella piattaforma terremoto. Autore non identificato. 5 ottobre, 1988. I manifestanti che celebravano il trionfo del plebiscito che respinse il dittatore Augusto Pinochet si appropriarono dello slogan “No +” del Gruppo cileno C.A.D.A., fotografia analogica 35 mm., Plaza de la Dignidad [Baquedano], Santiago del Cile. Courtesy Lotty Rosenfeld.

Lastesis, performance pubblica e collettiva “Un violador en tu camino” (Uno stupratore sul tuo cammino), 2019/2020, Valparaíso, Cile.

note:

[i] Traduzione: “Il neoliberalismo nasce e muore in Cile”

[ii] Jorge Molina Cartas, “Herencia dictatorial”, en Radio Universidad de Chile, 13 settembre 2019. (Traduzione mia). Disponibile on-line: https://radio.uchile.cl/2019/09/13/herencia-dictatorial/)

[iii] Fonti ufficiali indicano, con il termine Transición, il processo iniziato in Cile con il governo di Patricio Aylwin, dopo il plebiscito del 1988.

[iv] Nata nel 1988 con il nome di Concertación de Partidos por el No, ha riunito i principali settori dell’opposizione alla dittatura militare. Dopo il plebiscito e il “trionfo del No” venne rinominata Concertación de Partidos por la Democracia, composta da dal Partito Democratico Cristiano (DC), dal Partito Socialista, dal Partito per la Democrazia (PPD) e dal Partito socialdemocratico radicale.

[v] Javiera Manzi A, Alondra Carrillo V., “Lucha feminista en tiempo de pandemia”, en Lobo Suelto, 9 aprile 2020. Consultabile on-line: http://lobosuelto.com/lucha-feminista-en-tiempos-de-pandemia-javiera-manzi-a-y-alondra-carrillo-v/)

[vi] Di quelle che partecipano: la Red Chilena Contra la Violencia Hacia las Mujeres y Niñas, Miles, la Secretaría de Mujeres Migrantes, la Corporación La Morada, PSIFEM, femministe di assemblee territoriale, tra altre associazioni e gruppi femministi.

Vista della manifestazione femminista, 8M, Santiago del Cile, 2020, courtesy Javiera Manzi e Alondra Carrillo V. Coordinadora Feminista 8M.

 

 

 

 

 

 

 

 

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