Jin Jiyan Azadî. Intervista a Mahnaz Ekhtiary

a cura di Marilù Falconieri e Jacopo Bosetti.

In Iran la protesta non si placa. Non solo donne , ma anche uomini, giovani studenti; il futuro del paese si riversa per le strade. Vogliamo donare un simbolo di grazia, orgoglio e solidarietà a un popolo oppresso che lotta unito per i propri diritti e per la propria libertà.

Che rapporto hai con l’Iran? (Familiari, amici, parenti)…

Tutta la mia famiglia vive in Iran. Io sono venuta in Italia da sola.

Il velo è un concetto che spazia tra lo Stato e la Religione, tra l’essere imposto e l’essere bandito; come viene scelto (Come si “decide” se metterlo o meno)? Se non fosse imposto qual è la tradizione, quando e a che età una bambina lo indossa?

Le bambine devono mettere il velo all’aperto da quando compiono 9 anni perché si considerano religiosamente mature. Le famiglie sono divise in due gruppi: quelli che seguono la religione e quelli che non la seguono.
Quelli che non sono credenti, devono mettere il velo soltanto nei posti pubblici, ma sono liberi a casa e dove non c’è controllo. In una famiglia religiosa lo mettono sia in strada che in casa davanti ai parenti maschi. Possono non indossare il velo soltanto davanti al papà, fratello, zio e nonno. Ci sono diversi modi di mettere l’hijab. Quelli molto religiosi mettono lo Chador. Il resto mette il Manteau e il velo a propria discrezione. In base a quanto il Manteau è lungo, e in base a quanto il velo copre i capelli, si capisce quanto si è religiosi.

Mahnaz Ekhtiary, 19 Novembre, Piranshahr, Matita e China su Carta, 24×33 cm, 2022.

Ci sono diversi modi per controllare. Per strada e nei posti pubblici, per volere dello Stato, ci sono i poliziotti morali e ci sono anche le telecamere che fanno una foto a chi non mette il velo e grazie al riconoscimento facciale mandano una sanzione a casa. Oltre queste modalità di controllo, la Guida Suprema della Repubblica Islamica ha dato il permesso, ai suoi sostenitori, di mettere in guardia chi non indossa l’hijab nel modo giusto.  Se, in un primo momento, non ascoltano, scattano foto o video e vanno a denunciare dalla polizia. Secondo me questo viene fatto con l’obiettivo di creare inimicizia tra le persone comuni.

Mahnaz Ekhtiary, Università di Alzahra aprile 2023, Matita e China su giornale, 24x33cm

I giornali sono in bianco e nero da vicino, ma se guardati da lontano hanno una trama grigia. Anche gli eventi sono così. Da vicino sembrano assolutamente bianchi o neri, ma se li guardi da lontano, quando passerà il tempo, cosa può succedere?
Viva “Donna Vita Liberta”

Qual è la tua storia, il modo in cui sei cresciuta e come ha contribuito a sviluppare quello che è il tuo pensiero?

Sono nata e cresciuta in una famiglia religiosa e tradizionale. Ho avuto dei contrasti radicali con i miei. Io non ho accettato le loro regole e ho dovuto lottare per ottenere la mia libertà nella famiglia, quindi avevo problemi sia con la pressione della società che con la mia famiglia. Sono diventata una guerriera per natura. Per fortuna ho sempre avuto amici che la pensavano come me, ho vissuto una doppia identità, fra quello che pensavo io e quello che lo Stato e la famiglia mi forzavano di essere.

Iran. Il punto di vista di un’artista iraniana, frame da video, intervista a Mahnaz Ekhtiary, di Eleonora Gugliotta e Marilù Falconieri, 2023.
Iran. Il punto di vista di un’artista iraniana, frame da video, intervista a Mahnaz Ekhtiary, di Eleonora Gugliotta e Marilù Falconieri, 2023.

La Repubblica Islamica ha rubato i diritti sul nostro corpo e sulla nostra vita. Ha creato un’immagine falsa delle donne iraniane dicendo che l’hijab è la scelta di tutte le donne, ma il problema non finisce soltanto con l’hijab. L’uomo possiede la donna. Ci sono le leggi contro le donne che insultano, sia le donne che gli uomini. Per esempio la donna non ha il diritto al divorzio come l’uomo, e deve chiederlo prima del matrimonio, oppure non può uscire dal paese senza il permesso del marito ecc.  L’Iran per 44 anni è stato dietro una porta chiusa, perché non c’era informazione e ed ogni tanto venivano alla luce notizie paradossali che creavano confusione. Ho lottato fino a 28 anni per essere me stessa, quando sono venuta in Italia e ho iniziato a vivere “libera”, in qualche modo; ma a Milano ho affrontato alcuni pregiudizi. Alcune persone avevano un’immagine di me e del mio paese non reale e non ho percepito che volessero accettare che esistano donne coraggiose che lottano per i loro diritti.

Mahnaz Ekhtiary, Le strade di Teheran, Matita e China su Carta, 24×33 com, 2023.

Una delle Immagini che ho visto dall’Iran e non riesco a togliermi dalla mente: il coraggio assoluto.

Ciò che sta succedendo in Iran, in un certo senso, è stato positivo perché finalmente il mondo vede chi sono le donne iraniane. Le donne Iraniane coraggiose sono state ignorate sia da parte Repubblica Islamica che dal resto del mondo, per molto tempo; siamo state invisibili. Per tanti anni noi abbiamo lottato per separare la Repubblica Islamica dal nostro amato Iran e penso che adesso grazie alla rivoluzione “Donna, Vita, Libertà” ci stiamo riuscendo.  Sappiate che anche noi non vi conosciamo bene e siamo curiosi. Uno dei motivi per cui sono venuta in Italia è stato il mio desiderio di capire cosa succede nel mondo.


Mahnaz Ekhtiary, BASTA agli abusi sessuali, China e Matita su Carta, 24×33 cm, 2022.

BASTA agli abusi sessuali ai manifestanti detenuti in Iran.
Una studentessa 14enne, è morta a causa della violenza sessuale subita dalle forze dell’ordine.

Cosa rappresenta il velo per te attualmente?

Rappresenta repressione e oppressione perché il discorso non è il velo di per sé ma è il diritto di scegliere se indossarlo liberamente. Ho rispetto per le persone che lo scelgono volentieri, ma in Iran è diventato uno strumento che il regime islamico usa per controllare, senza possibilità di avere una propria idea. La Repubblica Islamica vuole il popolo obbediente. Pensano che sottomettendo le donne si abbia metà della popolazione sotto controllo, perché difficilmente crescerebbero maschi “liberi”. Hanno paura di non riuscire a mantenere il loro potere pensano che dominando le donne riusciranno a tenere d’occhio tutta la società. Vogliono prendere la libertà del popolo per non permettergli di pensare, perché una persona che pensa rappresenta una minaccia.

L’oppressione del regime sulle donne è totalitaria; come si può sfuggire a quella morsa?

Non c’è modo di sfuggire. Io sono una tra quelle persone che, andandosene, è riuscita a ricominciare la propria vita in maniera libera, ma il pensiero del mio paese non mi lascia. L’unica soluzione è la rivoluzione.


Mahnaz Ekhtiary, Gli occhi, China e Matit su Carta, 24×33 cm, 2022.

Il governo dittatoriale iraniano colpisce a distanza ravvicinata mirando al viso per sfigurarlo e per accecare i contestatori durante le proteste. È per questo che noi iraniani durante le manifestazioni usiamo simbolicamente coprire con la mano il nostro occhio, come atto di solidarietà ai nostri compatrioti.

Le proteste in Iran sono continue e tragiche, soppesate dalle migliaia di vittime; come viene recepita la situazione da una “distanza di sicurezza”?

Si sente la responsabilità. Io qui vivo al sicuro e proprio per questo DEVO essere la voce del mio popolo che il regime cerca di mettere a tacere, nascondendo i suoi crimini e uccidendo la gente in silenzio come ha fatto per 44 anni. Il Regime Islamico ci ha fatto andare via dal nostro paese. Non hanno tenuto conto delle nostre proteste. Ci hanno fatto sentire impotenti di un cambiamento e che il futuro politico dell’Iran non fosse affare nostro. Loro hanno sempre pensato che o accettavamo le loro regole o saremmo dovuti andare via, ma mai avrebbero pensato che, un giorno, anche gli iraniani che vivono all’estero avrebbero combattuto insieme a chi è rimasto in Iran, contro di esso.

Internet è limitato in Iran. Instagram e Whatsapp sono bloccati. Le persone che scendono per la strada non portano il cellulare perché se dovessero essere arrestati le foto e i video potrebbero essere usati come prova contro di loro; ma le notizie riescono ad arrivare comunque, con qualche difficoltà. Grazie ai social, che non possono essere completamente controllati, le informazioni più importanti non possono essere nascoste, questo ci dà la possibilità di far sentire la nostra voce. Una delle bellezze di questa rivoluzione è l’unità della gente comune di tutto il mondo, in particolare delle donne, con il popolo iraniano.


Mahnaz Ekhtiary, Per le madri in lutto, China e matita su Carta, 24×33 cm , 2022.

Sono passati 100 giorni dall’assassinio di Mahsa Amini e dall’inizio della rivolta in tutto l’Iran. Il regime della Repubblica islamica ha ucciso violentemente almeno 500 dei suoi stessi civili. Ciò si traduce in una media di 5 omicidi al giorno dal 17 settembre 2022.

Cosa rappresentano quelle vittime per coloro che combattono contro il regime?

Il coraggio assoluto. Io da qui partecipo alle proteste e ad altre attività di sostegno alla loro lotta, ma lo faccio sapendo che sono al sicuro, ma chi in Iran si espone mettendo anche un semplice like ad un post oppure usa un hashtag rischia la sua vita.

Prima di questa protesta, diversa dalle altre per la diffusione mediatica che ha permesso al mondo di osservare ciò che realmente avviene, come donne vi siete sentite supportate anche da alcuni uomini, dagli studenti? Com’è cambiata la prospettiva da questo punto di vista?

Nessuno in Iran è soddisfatto, ma le donne sono più oppresse. Uomini e donne in Iran hanno combattuto per anni contro il regime e hanno chiesto riforme per ottenere il cambiamento, ma il Regime ci ha portato alla conclusione che non può essere riformato e ora vogliamo solo cambiare. Noi vogliamo un governo secolare e democratico. Purtroppo, la religione è un potente strumento utilizzato per sopprimere le donne.


Mahnaz Ekhtiary, I venti dell’Iran, Matita e China su Carta, 24×33 cm, 2022.

Sapete come funzionano le torri del vento? Dispositivi straordinari che si trovano in Iran e Afganistan possono avere anche più di 3000 anni e oggi sono studiati e copiati perché attualissimi. Captano il vento e, attraverso un geniale meccanismo di ricircolo naturale dell’aria, rinfrescano senza l’uso di energie, solo per forma e orientamento.
Nell’antica Persia gli edifici religiosi, ma anche quelli pubblici civili e le abitazioni più importanti, erano dotati di torri che, attraverso un sistema di captazione delle correnti aeree, portano, ancora oggi, un vento fresco dal cielo agli ambienti interni, rinnovando l’aria e rendendo più confortevoli gli spazi.

Gli uomini hanno sostenuto le donne negli anni, ma adesso questo sostegno è aumentato ancora di più perché le donne sono cambiate tanto. Gli uomini hanno saputo comprendere il grande problema che c’è oltre a quel “pezzo di tessuto”. Il diritto di libertà è importante per tutti e in tutti gli aspetti della vita, indipendentemente dal genere femminile o maschile. Questo gli uomini iraniani lo sanno bene.

Ci sono stati casi di censure imposte da terzi (pre o post creazione dell’opera) o auto-imposte?

Sì, l’esistenza del regime dittatoriale consiste nel rendere tutte le persone allo stesso livello di pensiero, prendere la loro identità e non permettere loro di pensare in maniera diversa.

 In Iran è proibito esprimere la propria opinione su argomenti politici e sociali e non si possono assolutamente presentare, immagini che raffigurano, ad esempio, la nudità. Ma nell’arte si può trovare un modo indiretto per esprimersi. Tante volte ho nascosto dentro le mie opere qualcosa che era proibito. Una volta ho realizzato un vestito di carta e dentro ho disegnato delle figure nude di uomini e donne e l’ho allestito in una mostra. Nessuno sapeva cosa c’era dietro questo gesto, che qui non è considerato trasgressivo, ma per me era un modo di protestare come non mi sarebbe stato permesso di fare nella mia terra.

Il regime della Repubblica Islamica ha a sua disposizione televisioni nazionali, giornali e siti web per promuovere le proprie convinzioni e far convergere ogni cosa a suo favore. In questa situazione, la creatività diventa un’arma importante nelle mani degli artisti. Perché pensando diversamente e invogliando il prossimo a fare lo stesso, finisci per far riflettere anche gli altri e questo a loro non va bene. Nel 2010, dopo la repressione delle proteste per i risultati delle elezioni, sono rimasta delusa. Ho deciso di fare alcune opere con i giornali pieni di bugie e notizie smentite. Ho realizzato abiti vuoti per sottolineare la mancanza di umanità. Ho nascosto il mio ritratto dentro uno dei vestiti per dire: “Noi ci siamo anche se ci negate”.

Mahnaz Ekhtiary, Come l’albero, China e Matita su Carta, 24×33 cm, 2022

In una società come quella dell’Iran, dove non è permesso esprimersi liberamente, il discorso dell’identità, inteso come possibilità di avere un proprio pensiero critico, diventa molto importante. Quindi, in questo senso, l’identità del proprio pensiero è il nucleo centrale del mio lavoro. La mia ultima serie di lavori che ho fatto in Iran, prima di trasferirmi qui, si chiama Albero del corpo.  Ho usato legno e tessuto, due materiali opposti. Questo lavoro riflette sull’autocoscienza. Non sappiamo quanto siamo forti o sensibili finché non ci troviamo in una situazione in cui le caratteristiche che magari non sapevamo neanche esistessero in noi, vengono fuori. A volte per noi il potere è nascondere la nostra sensibilità e proteggere noi stessi con una rigida armatura, ma le cose più sorprendenti accadono quando accettiamo tutte le caratteristiche opposte: Fragilità e Forza. Seta e Legno. Punti deboli e Punti di forza. Anima e Animus.

Io sono venuta in Italia per conoscere un altro mondo e anche per essere libera e per capire chi sono. In Italia ho passato diverse fasi. Il mio primo passo è stato quello di conoscere il nuovo posto. Andavo in giro e disegnavo la città. Dopo ho messo in dubbio quello che sapevo e ripensato a tutto. La pietra è uno dei lavori che ho fatto in quel periodo. Sembra, per l’appunto, una pietra, ma da vicino si capisce che non lo è; è fatta di carta. Sembra un corpo nudo ma non lo è. Ha tasche e bottoni. 

Subito dopo ho attraversato un periodo che definisco Homesick, in cui mi mancava tantissimo il mio paese di origine. Mi mancava la mia stanza e il mio letto, la sicurezza di casa. Ho riempito il vestito che ho creato con la coperta, diventando così un vestito che non si poteva indossare. Anche tutta la mia collezione di Sotto la pelle della città è una ricerca legata a come un migrante trova la sua nuova identità in un nuovo posto. Uno di questi lavori si chiama Black mirror ed è il riflesso della mia faccia sull’asfalto dopo la pioggia.

Milano 8 marzo 2023, foto Lorenzo Ceva Valla.
Milano 8 marzo 2023.

Da artista come cerchi di esprimerti nel tuo lavoro? (In merito a queste questioni e/o legate alle tue origini)

Io affronto tutti i momenti della mia vita usando il disegno. All’inizio sono rimasta stupita dal coraggio delle donne iraniane, quindi ho realizzato dei disegni che rappresentassero la loro forza d’animo. Ho disegnato principalmente tre simboli: l’albero, la mano e i capelli.  Non si può separare la donna dalla vita. Non si può fermare la crescita. Dopo sono arrivate le brutte notizie una dopo l’altra. Mi sentivo come una persona che prende un pugno e prima di alzare la testa e capire cosa sta succedendo prende il secondo. Volevo solo resistere e tirarmi su, ed essere utile per il mio paese. Ho deciso quindi di disegnare il volto degli eroi di questa rivoluzione e quando arriverà la giornata della nostra liberazione, realizzerò un abito che chiamerò Il vestito della libertà. Di recente ho disegnato il ritratto di un rapper che è stato arrestato e torturato ma dopo non sono riuscita più a continuare a disegnare altre vittime di questo “sterminio”. Non riuscivo a guardare i loro occhi, figuriamoci a rappresentarli, ne soffrivo tanto. Quindi ho deciso di disegnare me stessa in atti simbolici per aumentare la sensibilità rispetto a ciò che accade in Iran. 

Mahnaz Ekhtiary, Donna Vita Libertà, panchina dedicata alla lotta delle donne iraniane, Piazza Vigili del fuoco e viale pedonale Mariagrazia Cutuli, 2 dicembre 2022.

Allo stesso tempo sto disegnando alcune foto che arrivano dall’Iran che secondo me vanno ricordate per sempre. Da un certo punto di vista considero il disegno come il mio modo di combattere. Spero possa essere in qualche modo utile.

Prima che cominciasse la rivoluzione ero delusa. Pensavo che il cambio del regime non sarebbe arrivato prima della fine della mia vita, ma ora ho speranza. Una parte di me, che sembrava morta, si è animata e urla. Sono diventata più coraggiosa.

Mahnaz Ekhtiary, Febbraio 2023

Ritratto di Mahnaz Ekhtiary, Black Mirror, 2017, fotografia di Heliya Haq.
Donna Vita Libertá. Voci della rivoluzione iraniana, grafiche di Elena Marcon e Francesca De Chiara.

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