The Smurfette Principle*

«Art of course has not sex. But artists do». Lucy R. Lippard, c.7,500, 1973.

«La differenza della donna sono millenni di assenza dalla storia […] L’uguaglianza è quanto si offre ai colonizzati sul piano delle leggi e dei diritti. E quanto si impone loro sul piano della cultura. E il principio in base al quale l’egemone continua a condizionare il non-egemone. Il mondo dell’uguaglianza è il mondo della sopraffazione legalizzata […] L’uguaglianza tra i sessi è la veste in cui si maschera oggi l’inferiorità della donna». Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, 1974.

 

Con un tocco di magia, il patriarcato è spazzato via! L’immagine di copertina è di Coquelicot Mafille, One, two, three, no more patriarchy, 2018.

Guerrilla Girls, Female by Birth – Feminist by Choice, 1994.

«Non vi sono state grandi artiste, per quanto ne siano esistite di molte interessanti e capaci, non abbastanza studiate e apprezzate, così come non vi sono stati grandi pianisti jazz lituani o grandi tennisti esquimesi, e la situazione, ora come una volta – e nelle arti come in un centinaio di altri campi -, è sfavorevole, pesante e scoraggiante per chiunque non abbia avuto la fortuna di nascere maschio, di razza bianca, preferibilmente dal ceto medio in su.

[…]

«Che ruolo giocò il padre professore d’arte per Picasso? Il signor Ruiz Picasso avrebbe dato le stesse possibilità alla piccola Pablita? Dipingere costava nel 1840 sui 2/3.000 franchi all’anno: la paga di un operaio era di 2/3 franchi al giorno, un alto burocrate guadagnava sui 10.000 franchi all’anno.

Siamo stati infarciti fin dal rinascimento della teoria del Genio: una creatura straordinariamente dotata, la cui abilità prorompente non si cura di insegnamenti, accademie, facilitazioni: Giotto era un pastorello che sapeva disegnare il cerchio perfetto, Beccafumi, Mantenga, Zurbaràn, Goya, furono tutti scoperti in simili pastorali circostanze». Linda Nochlin, Why have there been no great women artist?, 1971.

Guerrilla Girls, Report Card, 1986 e Pussy Galore, Report Card, 2015.

Guerrilla Girls, Sorry Sweetie e Way to go, dude! Poster and action at CAA conference, New York, 1994.

«Le statistiche dimostrano che la lotta per l’uguaglianza di genere e razziale nel mondo dell’arte è tutt’altro che finita. Nonostante decenni di attivismo e teorizzazioni postcoloniali, femministe, antirazziste e queer, il mondo dell’arte continua a escludere l’”Altro”, quegli artisti che sono donne, di colore e LGBTQ. La discriminazione contro questi artisti invade ogni aspetto del mondo dell’arte, dalla rappresentanza nelle gallerie, ai differenziali di prezzo delle aste, dalla copertura mediatica della stampa fino all’inclusione nelle collezioni permanenti e nei programmi espositivi di personali e collettive.

[…]

Attiviste femministe come le Guerrilla Girls hanno protestato per decenni sulle disparità di genere e di razza, sfidando gallerie specifiche e ritenendole responsabili, in modo più spettacolare nella loro Guerrilla Girls’ 1986 Report Card, che mostrava il numero di donne artiste nella lista delle gallerie di New York, offrendo commenti quando c’erano stati, e se c’erano stati, miglioramenti o peggioramenti. Più recentemente, le attiviste Pussy Galore hanno aggiornato le statistiche delle Guerilla Girls per le stesse gallerie di New York ancora attive e ne hanno aggiunte altre al mix.

[…]

Il problema, come lei insistite (in questo passaggio Maura Relly si riferisce al testo di Linda Nochilin del 1971), è sistemico: non sta nei nostri ormoni, se siamo donne, o nel colore della nostra pelle, se siamo persone di colore, ma nelle nostre istituzioni e nella nostra educazione. La questione dell’uguaglianza si concentra sulla natura stessa delle nostre strutture istituzionali, sul patriarcato e sulla prerogativa bianca e maschile che è stata assunta come “naturale”. È proprio questa fortezza ideologica sulle donne e sui non-bianchi che ha impedito loro di avere successo storicamente». Maura Relly, “What is curatorial activism? Western Art: It’s a white male thing”, in Curatorial Activism, 2018.

Secondo il Global Gender Gap Report 2017 (misurazione introdotta dal World Economic Forum nel 2006 che fornisce un quadro che mostra l’ampiezza e la portata del divario di genere in tutto il mondo), l’Italia è all’82° posto nelle retribuzioni (in particolare, dall’analisi emerge che la quota di lavoro quotidiano non pagato raggiunge il 61,5% per le donne italiane contro appena il 22,9% per gli uomini). E per colmare il gap economico di genere “ci vorranno altri 217 anni”. Qual è la situazione del sistema dell’arte? Vale ancora The Smurfette Principle / Il principio di Puffetta?

La pubblicazione Donne Artiste in Italia – Presenza e Rappresentazione è il risultato di un seminario interdisciplinare sugli studi di genere nelle arti visive promosso dal Dipartimento di Arti Visive di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano nel contesto del Master in Contemporary Art Markets tra 2016 e 2018. È la prima ricerca italiana che affronta attraverso lo strumento del Report, cifre, numeri alla mano, infografiche e percentuali, dati statistici, analisi quantitative e interviste, sulla presenza e la rappresentanza delle donne artiste nel mercato e nel sistema dell’arte, le sue strutture e infrastrutture produttive ed economiche.

Scarica qui la pubblicazione.

 

Guerrilla Girls, The Advantages of Being A Woman Artist, 1988.

I VANTAGGI DI ESSERE UN’ARTISTA DONNA

Lavorare senza la pressione del successo.

Non dover esporre insieme agli uomini.

Avere una via di fuga dal mondo dell’arte nei tuoi quattro lavori free-lance.

Sapere che la tua carriera potrebbe decollare dopo gli ottant’anni.

Essere sicura che qualunque sia la tua arte, questa verrà etichettata come femminile.

Non correre il rischio di rimanere bloccata nella posizione di insegnante di ruolo.

Vedere le tue idee prendere vita nel lavoro altrui.

Avere l’opportunità di scegliere tra la carriera e la maternità.

Non dover dipingere indossando completi italiani e fumando grossi sigari.

Avere più tempo per lavorare quando il tuo compagno ti scarica per qualcuna più giovane.

Venire inclusa in versioni alternative della storia dell’arte.

Non dover sopportare l’imbarazzo di essere considerata un genio.

Comparire nelle riviste d’arte indossando una maschera da gorilla.

 

*Il titolo The Smurfette Principle / Il principio di Puffetta è ripreso da un articolo della critica femminista Katha Pollitt, che si riferiva al celebre cartone animato dove la Puffetta è il solo personaggio femminile (seduttiva, bella e svampita) in una società interamente maschile, pubblicato il 7 aprile 1991 sul New York Times.

Guerrilla Girls, Postcard campaign over Guggenheim opening in SoHo, New York, azione, cartolina e shopping bag, 1992. Quando il Guggenheim Museum inaugurò una sede distaccata a SoHo, si vociferava che nessuna donna o artista di colore fosse stata scelta per la mostra inaugurale. Con WAC, Women’s Action Coalition, le Guerrilla Girls promossero una campagna per scrivere e spedire migliaia di cartoline rosa che in poco tempo invasero la scrivania del direttore Thomas Krens. Presto si diffuse la notizia che Louise Bourgeois era stata inclusa nell’esposizione. La sera dell’inaugurazione, WAC organizzò una protesta rumorosa davanti al museo. Le Guerrilla Girls, richiamando una nota barzelletta che dice che un sacchetto sulla testa di una donna ci rende tutti uguali, distribuirono ai all’ingresso della mostra dei sacchetti che raffiguravano la testa di un gorilla che i visitatori potevano indossare durante la visita della mostra. Centinaia di persone lo fecero, tra questi anche Louise Bourgeois.

Guerrilla Girls, Don’t stereotype me!, 2015.

Guerrilla Girls, Museums Cave To Radical Feminists, 2008.

 

 

 

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